Quando si pensa all’Irlanda vengono subito in mente prati verdi, pecore, pub e scogliere.

Molto meno spesso si pensa alle alghe.

Eppure, per secoli, le alghe hanno rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità che vivevano lungo le coste dell’Atlantico. Prima ancora che diventassero di moda come “superfood”, erano già parte della vita quotidiana di pescatori, contadini e famiglie delle regioni costiere irlandesi.

Il mare come dispensa

Per generazioni gli abitanti delle coste irlandesi hanno raccolto alghe per integrare la propria alimentazione.

Tra le più conosciute troviamo la dulse (Palmaria palmata), una alga rossa che veniva essiccata e consumata come snack. Era così diffusa che veniva venduta nei mercati e nelle fiere locali e spesso accompagnava gli emigranti irlandesi durante i lunghi viaggi verso l’America.

Un’altra specie molto importante era il carrageen moss o Irish Moss (Chondrus crispus), utilizzato per preparare zuppe, brodi e dolci tradizionali grazie alle sue proprietà addensanti naturali. Da questa alga deriva infatti il termine “carragenina”, oggi utilizzato in tutto il mondo nell’industria alimentare.

Fertilizzante, medicina e sostegno economico

Le alghe non servivano soltanto per nutrirsi.

Per secoli furono raccolte anche per fertilizzare i terreni agricoli. Lungo le coste occidentali dell’Irlanda era comune trasportare grandi quantità di alghe dai litorali ai campi coltivati, arricchendo il terreno con minerali e sostanze nutritive.

Durante i periodi più difficili della storia irlandese, comprese le carestie dell’Ottocento, le alghe rappresentarono una risorsa preziosa per molte famiglie costiere. Alcune varietà venivano inoltre utilizzate nella medicina popolare per preparare rimedi contro tosse, raffreddori e problemi respiratori.

Una conoscenza tramandata per generazioni

In Irlanda esiste una lunga tradizione di raccolta spontanea lungo le coste, conosciuta in gaelico come cnuasach trá, ovvero la raccolta di ciò che il mare offre. Questa pratica comprendeva molluschi, crostacei e naturalmente alghe. La conoscenza delle maree, delle stagioni e delle diverse specie veniva tramandata di generazione in generazione.

Per le comunità costiere non si trattava semplicemente di raccogliere cibo.

Era un modo di vivere profondamente legato al territorio e al mare.

Dalla tradizione alla riscoperta

Nel corso del Novecento molte di queste conoscenze tradizionali sono andate progressivamente perdute.

Oggi però le alghe stanno vivendo una nuova stagione di interesse. Chef, ricercatori, nutrizionisti e appassionati di foraging stanno riscoprendo il loro valore alimentare, ambientale e culturale.

In Irlanda occidentale e nel Donegal esistono ancora persone che dedicano la propria vita a mantenere viva questa tradizione.

Una di queste è Rosaria Piseri.

Attraverso il suo lavoro e le sue attività di divulgazione, Rosaria contribuisce a raccontare un patrimonio che per secoli ha accompagnato la vita delle comunità dell’Atlantico irlandese.

Per questo il suo lavoro non riguarda soltanto le alghe.

Riguarda la memoria del mare e il legame profondo che unisce l’Irlanda alle sue coste.

Un patrimonio ancora vivo

Camminando oggi lungo le spiagge del Donegal, del Connemara o delle Aran Islands, è facile vedere le alghe semplicemente come parte del paesaggio.

Ma dietro quelle distese verdi e rosse lasciate dalla marea si nasconde una storia lunga secoli.

Una storia fatta di sopravvivenza, tradizioni, conoscenze tramandate e rapporto con la natura.

Una storia che continua ancora oggi grazie a chi, come Rosaria Piseri, ha scelto di custodirla e raccontarla alle nuove generazioni.


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