Parlare d’Irlanda significa spesso muoversi tra immagini molto amate e domande molto scomode.

C’è l’isola che affascina chi viaggia, certo. Ma c’è anche un’Irlanda che obbliga a fare i conti con parole difficili: colonialismo, identità, diritti negati, propaganda, resistenza, memoria, pace.

È dentro questa seconda dimensione che si colloca il lavoro di Riccardo Michelucci, giornalista e autore di Guerra, pace e Brexit, da anni impegnato a raccontare l’Irlanda del Nord e le sue pagine più complesse senza ridurle a stereotipi o formule facili.

In questa intervista, Michelucci ci aiuta a leggere l’Irlanda contemporanea con maggiore profondità: Bobby Sands, i Troubles, la Brexit, il ruolo della memoria, il peso della propaganda e l’equivoco, ancora molto diffuso, di ridurre il conflitto nordirlandese a una semplice contrapposizione religiosa.

Al centro del suo racconto c’è una convinzione forte, raccolta da Giulio Giorello, che Michelucci cita nelle sue risposte: “la lotta irlandese è una lotta universale”. Una frase che permette di guardare alla storia irlandese non come a una vicenda chiusa in un’isola, ma come a una chiave per comprendere dinamiche più ampie: potere, autodeterminazione, controllo dell’identità, memoria e resistenza.

Per questo abbiamo scelto di inserire Riccardo Michelucci nel percorso dei Custodi d’Irlanda: perché anche la scrittura, il giornalismo e il lavoro sulla memoria possono diventare una forma di custodia.

Raccontare l’Irlanda, in questo caso, non significa soltanto descriverla. Significa restituirle complessità, riconoscere le sue ferite, sottrarla agli stereotipi e aiutare chi la ama a guardarla con più consapevolezza.


Quando è nato il tuo interesse per l’Irlanda del Nord?

Passione Irlanda:
Nel tuo lavoro sull’Irlanda torni spesso sulle pagine più complesse della sua storia recente. Quando è nato il tuo interesse per l’Irlanda del Nord e per il conflitto anglo-irlandese? C’è stato un fatto, un incontro o una lettura che ha segnato l’inizio di questo percorso?

Riccardo Michelucci:
Ho iniziato ad appassionarmi all’Irlanda con film come Nel nome del padre di Jim Sheridan e con libri come il Diario di Bobby Sands. Quindi il lato politico, legato ai diritti umani e al colonialismo britannico, è stato la miccia iniziale del mio interesse, che negli anni è andato sempre più ad allargarsi verso temi culturali, attraverso l’esplorazione della sterminata letteratura irlandese moderna e contemporanea.

Ha avuto un ruolo importante anche la mia militanza giovanile in Amnesty International, durante gli anni decisivi del processo di pace. Da lì sono passato poi allo studio della storia e al giornalismo.


Dall’Irlanda desiderata all’Irlanda attraversata dalla storia

Passione Irlanda:
In Italia l’Irlanda è spesso amata per i suoi paesaggi, la musica e l’immaginario del viaggio. L’Irlanda del Nord, invece, costringe a guardare anche il peso della storia, delle appartenenze e delle ferite politiche. Che cosa cambia, secondo te, quando si passa dall’Irlanda “desiderata” all’Irlanda realmente attraversata dalla storia?

Riccardo Michelucci:
Per me l’Irlanda è sempre stata una, e spero che quel confine insensato e memore di tanti lutti possa presto essere cancellato una volta per tutte.

In realtà, se si guarda alle specificità culturali dell’isola non si notano differenze tra le due parti, e tanti grandi musicisti, scrittori, artisti e atleti provengono dal nord come dal sud. La maggiore presenza della componente protestante al nord è stata in definitiva un arricchimento.

L’Irlanda è la prova che la storia può spezzare un popolo, ma anche costringerlo a trovare nella parola, nella musica e nell’arte una forza straordinaria capace di attraversare i secoli.


Perché Bobby Sands parla ancora a tante persone?

Passione Irlanda:
Bobby Sands è una figura che in Italia ha avuto una risonanza particolare, anche fuori dagli ambienti più strettamente interessati all’Irlanda. Secondo te perché la sua storia continua ancora oggi a parlare a tante persone?

Riccardo Michelucci:
Perché la sua vicenda va oltre il conflitto anglo-irlandese e tocca temi universali: la dignità, il rapporto tra individuo e potere, il sacrificio politico.

Anche chi conosce poco la storia dell’Irlanda coglie la forza simbolica di un uomo che scelse di morire per i suoi amici, per il suo popolo, a difesa della libertà.

Ma è importante non separare il simbolo dalla storia: Bobby Sands era un volontario dell’IRA e, allo stesso tempo, il protagonista di una protesta che riportò al centro dell’attenzione mondiale la questione irlandese.

Era anche un uomo che vedeva il conflitto irlandese come parte di una più ampia storia del colonialismo e della resistenza. Era quindi anche un internazionalista, tanto che nei suoi scritti dal carcere collegò la causa repubblicana irlandese a quella di altri popoli che considerava oppressi, come i palestinesi, i sudafricani sotto l’apartheid e altri movimenti di liberazione nazionale.


“La lotta irlandese è una lotta universale”

Passione Irlanda:
Approfondire la storia d’Irlanda può diventare, in qualche modo, anche una chiave per leggere dinamiche che ritroviamo ancora oggi in altre parti del mondo: occupazione, propaganda, sfruttamento economico, impoverimento culturale, controllo dell’identità di un popolo. Quanto la vicenda irlandese può aiutarci a comprendere questi meccanismi più universali del potere e dell’oppressione? E che ruolo ha avuto, in questa storia, anche il rapporto complesso con il cattolicesimo?

Riccardo Michelucci:
Il grande filosofo Giulio Giorello, che è stato uno dei miei maestri sulle vicende irlandesi oltre che un caro amico, diceva sempre che “la lotta irlandese è una lotta universale”, perché vedeva nella vicenda irlandese un caso esemplare di questioni che riguardano molte società: libertà, autodeterminazione, identità, resistenza al potere coloniale.

Questa storia è “universale” perché pone domande che riguardano ogni società: quando un potere è legittimo, come nasce la resistenza e come si può trasformare un conflitto in una pace fondata sul riconoscimento reciproco.

La vicenda irlandese mostra come il potere non si eserciti solo con la forza, ma anche attraverso il controllo dell’identità, della memoria e dei diritti.

Il cattolicesimo fu al tempo stesso un elemento di resistenza culturale e una realtà spesso in tensione con il repubblicanesimo militante, soprattutto per quanto riguarda il ruolo delle gerarchie.


Che cosa ha riaperto la Brexit in Irlanda del Nord?

Passione Irlanda:
Nel tuo libro Guerra, pace e Brexit affronti il lungo viaggio dell’Irlanda tra conflitto, processo di pace e nuove fratture politiche. Che cosa ha riaperto o reso più fragile la Brexit nel contesto nordirlandese?

Riccardo Michelucci:
La Brexit ha reso più fragile l’equilibrio costruito dall’Accordo del Venerdì Santo perché ha riportato al centro la questione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda.

Per evitare una frontiera fisica sull’isola è stato introdotto un regime speciale per l’Irlanda del Nord, che ha però suscitato forti critiche da parte di una parte della comunità unionista, alimentando tensioni politiche e identitarie.

Pur non avendo riaperto il conflitto armato, la Brexit ha mostrato quanto la pace resti legata a un delicato equilibrio tra identità, istituzioni e cooperazione tra Regno Unito e Irlanda.


Raccontare l’Irlanda del Nord senza semplificarla

Passione Irlanda:
Raccontare l’Irlanda del Nord significa confrontarsi con identità diverse, memorie contrapposte e parole che possono avere un peso enorme. Come si mantiene equilibrio senza neutralizzare il dolore e la responsabilità storica?

Riccardo Michelucci:
Raccontare l’Irlanda del Nord significa riconoscere che il conflitto ha prodotto vittime e sofferenze in tutte le comunità, senza però perdere di vista il contesto storico in cui è nato.

L’equilibrio non consiste nel distribuire responsabilità in modo simmetrico, ma nel distinguere tra le cause profonde del conflitto e le violenze commesse da tutti gli attori coinvolti.

In questo senso, ritengo essenziale fugare gli equivoci generati a lungo dalla propaganda britannica. In Irlanda non c’è stato un conflitto tra cattolici e protestanti, non una “guerra di religione” come l’ha descritta a lungo anche la stampa nostrana, bensì un’insurrezione anti-coloniale contro il potere britannico.


Scrittura e giornalismo come custodia della memoria

Passione Irlanda:
Nei tuoi libri e nei tuoi articoli torni spesso su storie, nomi e luoghi che rischiano di essere semplificati o rimossi dal racconto pubblico. Ti riconosci nell’idea che anche il giornalismo e la scrittura possano essere una forma di custodia della memoria?

Riccardo Michelucci:
Assolutamente sì. Credo che il giornalismo, quando è fatto con rigore e senza pregiudizi, abbia anche il compito di custodire la memoria, soprattutto di quei luoghi e di quelle persone che rischiano di essere dimenticati o ridotti a stereotipi.

Raccontare storie significa restituire complessità, dare voce a chi spesso non l’ha avuta e sottrarre il passato alle semplificazioni.

Non per alimentare le divisioni, ma perché senza una memoria condivisa e fondata sui fatti è molto difficile costruire una comprensione autentica del presente.


Belfast, Derry e il rischio del turismo del conflitto

Passione Irlanda:
Oggi molti italiani visitano Belfast e Derry attratti dai murales e dalla storia dei Troubles. Che consiglio daresti a chi vuole avvicinarsi a quei luoghi senza trasformarli in semplice turismo del conflitto?

Riccardo Michelucci:
Il primo consiglio è di non fermarsi alla superficie dei murales, perché quei luoghi non sono un museo a cielo aperto di un conflitto ormai concluso: sono spazi vissuti, dove le conseguenze dei Troubles fanno ancora parte della vita quotidiana.

Chi visita Belfast e Derry dovrebbe cercare di conoscere le storie dietro quei simboli, ascoltare le voci delle diverse comunità e capire che dietro ogni muro dipinto ci sono persone, sofferenze, aspirazioni e memorie spesso contrapposte.

La storia irlandese non va consumata come un racconto di guerra, ma avvicinata con rispetto, curiosità e consapevolezza.

E credo che il modo migliore di farlo sia avvicinarsi alla sua straordinaria letteratura, che è una delle più ricche e potenti d’Europa e del mondo.


Quale equivoco sull’Irlanda dovremmo abbandonare?

Passione Irlanda:
Quale convinzione sbagliata sull’Irlanda contemporanea vorresti che i lettori italiani abbandonassero dopo aver letto il tuo lavoro?

Riccardo Michelucci:
Il principale equivoco da superare è quello di pensare che sia stato un conflitto di natura religiosa: il cattolicesimo e il protestantesimo sono stati segni di appartenenza politica e culturale usati dagli inglesi per cercare di nascondere il loro ruolo di colonizzatori.

Vorrei che i lettori italiani imparassero a guardare all’Irlanda con maggiore complessità, senza stereotipi, riconoscendo sia le responsabilità storiche sia la dignità delle persone che hanno vissuto quelle vicende.


Perché Riccardo Michelucci è tra i Custodi d’Irlanda

Ci sono molti modi di custodire l’Irlanda.

C’è chi lo fa attraverso la musica, chi attraverso l’artigianato, chi attraverso il paesaggio, chi con la lingua, chi con il racconto dei luoghi. E poi c’è una forma di custodia più difficile, meno immediata, ma fondamentale: la custodia della memoria.

Il lavoro di Riccardo Michelucci appartiene a questa dimensione.

Raccontare l’Irlanda del Nord significa attraversare una storia complessa, fatta di identità, diritti negati, colonialismo, propaganda, resistenza, dolore e tentativi di pace. Significa anche sottrarre quella storia alle letture superficiali, agli stereotipi e alle semplificazioni che spesso, soprattutto fuori dall’Irlanda, hanno ridotto tutto a una generica contrapposizione religiosa.

Nelle parole di Michelucci emerge invece un’altra chiave di lettura: l’Irlanda come luogo in cui la storia ha prodotto ferite profonde, ma anche una straordinaria forza culturale, letteraria, musicale e politica.

Per questo il suo lavoro è prezioso per Passione Irlanda.

Perché ci ricorda che amare l’Irlanda non significa soltanto desiderarne i paesaggi, la musica o l’atmosfera. Significa anche accettare di conoscerne la storia, le contraddizioni, le ferite e la memoria.

E forse è proprio qui che il progetto Custodi d’Irlanda trova uno dei suoi significati più profondi: dare spazio a chi ci aiuta a guardare l’isola con più rispetto, più attenzione e più consapevolezza.


Link utili

Pagina dedicata al libro Guerra, pace e Brexit su Passione Irlanda:
https://www.passioneirlanda.com/guerra-pace-e-brexit-il-lungo-viaggio-dellirlanda/

Progetto Custodi d’Irlanda:
https://www.passioneirlanda.com/custodi-dirlanda/

Interviste su Passione Irlanda:
https://www.passioneirlanda.com/lirlanda-raccontata-da-chi-la-vive/

» I Custodi d’Irlanda, vedi tutte le Interviste