Ci sono persone che visitano l’Irlanda e persone che, con il tempo, finiscono per chiamarla casa.

Simonetta e Pietro, fondatori di Irlanda on the Road, vivono da anni nel nord-ovest dell’isola e accompagnano viaggiatori italiani alla scoperta di un’Irlanda autentica, fatta di paesaggi selvaggi, incontri genuini e luoghi spesso lontani dai circuiti più conosciuti.

Abbiamo chiesto loro di raccontarci l’Irlanda attraverso la loro esperienza quotidiana: gli errori più comuni dei viaggiatori, i luoghi che li hanno colpiti di più, i miti da sfatare e ciò che continua ancora oggi a sorprenderli degli irlandesi.

Ne è nata una conversazione che parla di viaggio, ma soprattutto di un modo diverso di guardare e vivere l’Irlanda.

Dopo aver accolto così tanti viaggiatori italiani, qual è l’errore che vedete fare più spesso da chi arriva in Irlanda per la prima volta?
Spesso notiamo che chi arriva in Irlanda lo fa con una mentalità più da turista che da viaggiatore. Questo si traduce nella tendenza a confrontare continuamente ciò che incontra con l’Italia, come se tradizioni, storia, cultura e dinamiche sociali fossero universalmente comparabili.

In realtà, l’Irlanda va vissuta con uno sguardo aperto, lasciando da parte paragoni automatici: è proprio nelle differenze che si trova la sua autenticità più profonda.

 

C’è un luogo che quasi nessuno mette in itinerario e che invece vi ha sempre colpito particolarmente?
Quando prepariamo i preventivi per i nostri ospiti, proponiamo sempre un’idea di viaggio con alcuni tour già inclusi, lasciando però la libertà di personalizzare l’esperienza scegliendo dal nostro catalogo ciò che più li rispecchia.
Molto spesso, tuttavia, scelgono di affidarsi alla nostra esperienza.

Tra tutti, quelli che sentiamo più vicini al nostro modo di vivere l’Irlanda sono i tour nel Donegal. È una terra che sorprende ogni volta: più selvaggia, meno battuta, profondamente autentica.

Pensiamo, ad esempio, alle imponenti scogliere di Slieve League, tra le più alte d’Europa, dove il vento e l’oceano raccontano una forza primordiale difficile da descrivere.

Oppure alla quiete quasi sospesa del Glenveagh National Park, con i suoi paesaggi ampi, i silenzi profondi e quella sensazione di essere lontani da tutto.

E ancora, la luce che avvolge il Fanad Head Lighthouse, sospeso tra oceano e cielo, in uno dei tratti di costa più suggestivi e meno frequentati dell’isola. Forse non è la scelta più immediata per chi visita l’Irlanda per la prima volta, ma è proprio per questo che riesce a lasciare un segno così profondo.

Chi decide di affidarsi alla nostra esperienza, accettando i tour che proponiamo, spesso torna a casa con la sensazione di aver visto qualcosa di raro e prezioso.

 

Qual è il consiglio che date più spesso agli ospiti appena arrivano e che quasi nessuno si aspetta?
Il consiglio che diamo più spesso è semplice, ma non così scontato: guardatevi attorno.
All’arrivo a Dublino, molti si trovano immersi in una città cosmopolita, vivace, piena di energia e di persone provenienti da ogni parte del mondo.
È facile sentirsi in una dimensione quasi familiare, simile a quella di tante grandi metropoli europee.

Ma è quando si lascia la città, iniziando il viaggio verso l’ovest, che qualcosa cambia davvero.
Chiediamo sempre ai nostri ospiti di osservare quel passaggio: il paesaggio che si apre, gli spazi che si allargano, i ritmi che rallentano.
Piano piano, senza accorgersene, cambia anche il modo di vivere e di percepire ciò che li circonda.
Ed è proprio lì che invitiamo a fermarsi, anche solo per un momento, e a lasciarsi sorprendere. Perché in Irlanda non si arriva davvero quando si atterra, ma quando si inizia ad osservare.

 

Negli ultimi dieci anni, qual è il cambiamento più evidente che avete visto nell’Irlanda?”
Negli ultimi anni il cambiamento più evidente è sicuramente l’aumento dell’interesse verso l’Irlanda.

Riceviamo sempre più richieste, spesso da persone che arrivano già con una forte curiosità, alimentata dai racconti di chi questo Paese lo ha già vissuto.

Ma ciò che ci colpisce davvero è un altro aspetto: è cambiato anche il modo di viaggiare.
Sempre più persone non cercano solo le tappe più famose, ma desiderano entrare in contatto con un’Irlanda più autentica, fatta di piccoli luoghi, esperienze genuine e ritmi più lenti.

È come se, nel tempo, si fosse diffusa una consapevolezza diversa: l’Irlanda non è solo una destinazione da vedere, ma un luogo da vivere.
E questo, per noi, è forse il cambiamento più bello.

 

C’è stato un incontro con una persona del posto che vi è rimasto nel cuore?
Più che un singolo incontro, ciò che ci è rimasto davvero nel cuore è l’incontro continuo con il modo di vivere degli irlandesi.

Nel tempo abbiamo capito che non si tratta di una persona in particolare, ma di una sensazione che si ripete: nella cordialità spontanea, nella facilità con cui si crea una conversazione, nel modo leggero ma profondo di affrontare la vita.

Ci colpisce molto il loro senso della comunità, il desiderio di stare insieme e di creare occasioni di incontro, che sia un piccolo evento locale, una serata in musica o semplicemente un momento condiviso.

Ci è capitato, ad esempio, di entrare in un pub di un piccolo villaggio e, nel giro di pochi minuti, ritrovarci a chiacchierare con persone del posto come se ci conoscessimo da sempre. Qualcuno ha iniziato a suonare, qualcun altro ha coinvolto i nostri ospiti, e senza accorgercene eravamo parte di qualcosa di autentico, semplice e vero.

È un’accoglienza che non è mai forzata, ma naturale.
E forse è proprio questo che rende ogni incontro speciale, anche quando sembra semplice.

 

Qual è il luogo più sopravvalutato e quale il più sottovalutato dell’Irlanda?
Non ci piace molto parlare di luoghi “sopravvalutati”, perché ogni posto in Irlanda ha una sua bellezza e un suo significato.

Detto questo, possiamo dire che alcune destinazioni molto iconiche, come le Cliffs of Moher, pur essendo indubbiamente spettacolari e suggestive, vengono spesso vissute in modo molto rapido e affollato, e questo può ridurne un po’ l’impatto emotivo.
Al contrario, ci sono luoghi che colpiscono ancora di più proprio per la loro forza e autenticità, come le Slieve League, che offrono un senso di vastità e silenzio difficile da descrivere.

Per quanto riguarda ciò che è davvero sottovalutato, diremmo senza dubbio tutto ciò che si trova lontano dai circuiti più battuti: piccoli villaggi, strade secondarie, zone rurali dove il turismo di massa non arriva.
È lì che l’Irlanda si mostra nella sua forma più sincera, fatta di incontri spontanei, paesaggi intatti e una quotidianità che racconta molto più di qualsiasi attrazione famosa.

In fondo, è proprio in questi luoghi meno “visibili” che spesso si trova l’Irlanda più autentica.

 

Se aveste solo tre giorni per far innamorare qualcuno dell’Irlanda, dove lo portereste?
Noi siamo basati nel nord-ovest dell’Irlanda e lavoriamo principalmente con itinerari che partono da un minimo di 5 giorni 4 notti, perché crediamo che questo Paese abbia bisogno di un po’ di tempo per essere vissuto davvero.

Il vero “innamoramento”, secondo noi, avviene quando si esce dai percorsi più urbani e si inizia a respirare la dimensione più autentica del Paese: piccoli paesaggi, villaggi, strade che rallentano il ritmo e invitano a guardare davvero ciò che si ha davanti.

Poiché non realizziamo visite guidate di soli tre giorni, è una durata che difficilmente rientra nei nostri pacchetti vacanza, in questi casi, il nostro consiglio è sempre quello di muoversi in autonomia, ad esempio con un’auto a noleggio, così da poter uscire facilmente dai percorsi più urbani e avere maggiore libertà di esplorazione.

Anche in poco tempo, infatti, l’Irlanda riesce a farsi scoprire quando si lascia spazio alla strada e alla possibilità di deviare dai percorsi più classici, entrando gradualmente in contatto con la sua parte più autentica.

 

Qual è stata la richiesta più strana ricevuta da un viaggiatore italiano?
Una delle richieste che ci ha fatto sorridere riguardava la colazione: qualcuno ci ha chiesto di fargli trovare il salmone affumicato al mattino 😊Ma questo non è incluso nel nostro breakfast.

Le nostre colazioni includono sia una parte dolce che salata: nella proposta salata si trovano generalmente panini, toast, formaggio tipo sottilette e prosciutto cotto, in linea con uno stile più europeo.
Per chi desidera invece vivere un’esperienza più tipicamente irlandese, l’Irish Breakfast viene sempre preparato su richiesta, così da poterlo assaporare nella sua versione tradizionale.

È uno di quei piccoli episodi che raccontano bene l’incontro tra abitudini diverse e qualche sorriso.

“Dopo tanti anni in Irlanda, c’è ancora qualcosa che vi sorprende degli irlandesi?”

Sì, ancora oggi ciò che ci sorprende è il loro ritmo di vita.
Noi italiani siamo abituati a correre, a organizzare le giornate tra orari e impegni, spesso con la sensazione di non avere mai abbastanza tempo.

In Irlanda, invece, abbiamo incontrato un modo diverso di stare al mondo, più lento, più leggero, quasi più consapevole.

Gli irlandesi hanno una capacità naturale di prendere la vita con filosofia, senza farsi travolgere dalle preoccupazioni.
C’è un proverbio irlandese che lo esprime molto bene che suona più o meno così:

“Se un problema ha una soluzione, non vale la pena preoccuparsi.
Se non ha soluzione, preoccuparsi non serve a nulla.”

È un modo di pensare semplice, ma profondamente liberatorio.
E forse è proprio questo che, ancora oggi, continua a sorprenderci… e a insegnarci qualcosa.

Se poteste sfatare un solo mito sull’Irlanda, quale sarebbe?
Ti dico che i miti da sfatare sono più di uno: te ne descrivo 3:

1. Il Meteo:
Molti immaginano l’Irlanda come un Paese sempre grigio, piovoso e malinconico. In realtà, il tempo qui è molto più dinamico e sorprendente di quanto si pensi: può cambiare più volte nell’arco della stessa giornata, regalando improvvisamente luce, colori e atmosfere inaspettate.
E proprio questa variabilità è parte della sua bellezza.
È ciò che rende i paesaggi così vivi, i verdi così intensi e ogni momento diverso dal precedente.
Alla fine, non è un luogo da vivere aspettando il sole… ma imparando ad apprezzare ogni sfumatura del cielo.

2. Un altro mito che ci piacerebbe sfatare è quello che riduce l’Irlanda a pub e Guinness.
Certo, fanno parte della cultura irlandese e rappresentano momenti autentici di socialità, ma l’Irlanda è molto di più.
È natura selvaggia, silenzi profondi, villaggi lontani dal turismo di massa, paesaggi che cambiano continuamente e invitano a rallentare.

Chi arriva pensando solo a questo aspetto, spesso scopre un Paese molto più ricco e sorprendente di quanto immaginasse. L’Irlanda non è solo da raccontare… è da ascoltare.

L’ultimo che ti descrivo è questo:
3. L’Irlanda è tutta uguale!
Un altro mito molto diffuso è che l’Irlanda sia tutta uguale: verde, pianeggiante e simile ovunque.

In realtà, è un Paese che cambia volto continuamente.
Nel giro di pochi chilometri si passa da città vivaci a coste frastagliate, da vallate morbide a territori più aspri e selvaggi.

Ogni contea ha una sua identità, un suo ritmo, un suo modo di raccontarsi.
Ed è proprio questa varietà, spesso inaspettata, a rendere il viaggio così ricco.

In Irlanda, basta cambiare strada… per trovarsi in un mondo diverso. ✨

Cosa significa per voi vivere l’Irlanda ogni giorno e non semplicemente visitarla?
Per noi, vivere l’Irlanda ogni giorno significa andare oltre ciò che si vede in un viaggio.

Non è solo attraversare paesaggi meravigliosi o visitare luoghi iconici, ma entrare in sintonia con i suoi ritmi, con il suo modo di essere, con quella semplicità che fa parte della vita quotidiana.

Significa imparare ad accettare il tempo che cambia, a rallentare, a dare valore ai piccoli momenti: una conversazione spontanea, un silenzio condiviso, una strada percorsa senza fretta.

Con il tempo, l’Irlanda smette di essere una destinazione e diventa casa.
E quando succede, non la osservi più… la riconosci.

E in quel momento capisci che non sei più solo di passaggio, ma parte di qualcosa che, giorno dopo giorno, ti somiglia sempre di più. ✨


Qual è il ricordo più bello che conservate di un ospite accolto da Irlanda on the Road?
Non c’è un ricordo in particolare, perché ognuno dei nostri ospiti lascia qualcosa di unico.

Ogni persona arriva con il proprio bagaglio culturale, fatto di storie familiari, radici, esperienze di vita. Ed è proprio questo incontro tra percorsi diversi che, ogni volta, diventa un arricchimento anche per noi.

Nel tempo abbiamo capito che ciò che resta davvero non è un singolo momento, ma l’insieme di tutti questi incontri.

Per questo chiediamo sempre ai nostri ospiti di lasciare un pensiero sul nostro quaderno speciale: poche righe, una frase, una sensazione.
È un gesto semplice, ma per noi è un modo per custodire qualcosa di loro, un ricordo autentico che rimane nel tempo.

Perché, in fondo, ogni ospite passa… ma lascia sempre una traccia che resta.

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